Il grembiule in faccia

tempovolaL’altra mattina, alla scuola materna che frequenta mio figlio, ho assistito ad una scena che mi ha lasciato impietrito.

Si sa, la mattina noi genitori abbiamo sempre fretta. I bambini fanno fatica ad alzarsi, noi facciamo fatica ad alzarci, si accumula ritardo su ritardo, i minuti scorrono con una velocità doppia del normale, e ci troviamo ad uscire di casa a pochi minuti dalla chiusura dei cancelli della scuola.

Più o meno capita a tutti, ma le reazioni non sono tutte uguali, aimè. Proprio una di quelle mattine mi è toccato di assistere ad un momento come quello sopra raccontato. Una volta imboccato il corridoio che porta agli armadietti, sento subito che, tra i genitori presenti, scorre una certa tensione. Mi trovo di fronte due mamme che definire di fretta è dir poco: una mantiene una certa compostezza e, sebbene molto in ritardo sulla sua personale scaletta di marcia, possiede self control, l’altra è letteralmente in panico. Riprende più volte il figlio incolpandolo della sua lentezza (come se un bimbo di quattro anni dovesse essere veloce), lo prende per il braccio nel vano tentativo di infilargli il grembiuli, cosa impossibile in quelle condizioni perché, da una parte c’è un adulto in crisi, e dall’altra un bambino che pare un automa. Ad un certo punto, mentre il tempo passa inesorabile e la madre non riesce ad aiutare il figlio a vestirsi, pensa bene, una volta dominata dagli eventi, di gettare in faccia il grembiule al figlio. A quel punto la maestra, persona sensibile e di esperienza, interviene invitando la signora ad andare che, al figlio, ci avrebbe pensato lei. La madre accetta senza fiatare e scappa via.

In questa breve testimonianza c’è tutto il peggio di una maggioranza disorientata ed in balia degli eventi; una maggioranza che si può sfruttare, manipolare, derubare, imbonire ed ingannare con una tale facilità che, i detentori del potere in questo esatto momento storico, non possono nemmeno crederci, di quanto il loro piano di dominio, sia così facile.

La sensazione diffusa è che la quasi totalità non sappia niente, non sia in grado di riflettere su niente, non abbia voglia di farlo, non possegga un senso critico e non abbia la minima intenzione di approfondire alcun che. Per questo continuo a domandarmi da anni perché ci siamo ridotti così? Qual è la ragione che ci rende così dipendenti da un sistema disumano come questo? Perché l’indifferenza sia un punto di riferimento? Davvero non sono ancora riuscito a darmi una risposta, ma questo non è il problema, il problema è cosa lasceremo alle generazioni che verranno. Questo è il grande problema della nostra generazione. Se mi metto nei panni di quel bambino che riceve il grembiule, cosa mi viene da pensare? Che la mamma è una persona che sta male, e che di quel malessere sono io il colpevole. E’ in questa maniera che inizia il cammino verso il trionfo del dolore e della sofferenza, proprio quando, un bambino si sente colpevole delle insufficienze dei sui genitori.

Fare il genitore non è facile, ma non è un obbligo, insomma non te lo ordina il dottore, ed alcune persone, a causa della loro poca qualità umana, farebbero bene a non mettere al mondo bambini, per poi gettargli un grembiule in faccia. Questa è un’allegoria chiara: mi stai rompendo i coglioni nel mio delirio ed io te lo faccio sentire, maltrattandoti. E’ così chiaro. Ora la domanda (un’altra) è:” Perché un genitore pensa che un figlio gli rompa i coglioni? Su questo sono abbastanza preparato, perché le meccaniche della società mi aiutano.

Siamo nati sentendoci dire:

  1. Trova un lavoro fisso
  2. Mettiti i soldi da parte
  3. Non ti fidare
  4. Abbi pochi amici, ma guardati anche da loro
  5. Comprati la casa e fai un mutuo
  6. Pensa prima a te stesso poi, se rimane tempo anche agli altri
  7. Non lasciare la strada vecchia per quella nuova

Insomma il trionfo del non senso, della precarietà del pensiero e della poca, pochissima qualità umana che, come un virus, ha contaminato tutta l’umanità. Se questo mondo è in crisi è perché le persone hanno accettato un modo di vivere che non comprende lo sforzo di superare se stessi, di imparare senza limiti, di basare la propria vita sul rispetto di se e degli altri. Se la politica è caduta così in basso, se il precariato nel lavoro è una costante, se le famiglie si sfasciano e se la violenza aumenta, lo si deve al fatto che stiamo perdendo la battaglia più importante: quella della vita, del suo senso e del suo sviluppo. Ci siamo accontentati di quelle quattro cose che, molto presumibilmente, ci rendevano sereni e tranquilli, e non ci siamo accorti che il tempo scorreva e noi eravamo vittime e carnefici della morte del senso della cosa più preziosa che ci è stata donata: l’esistenza.

Passano gli anni e ci buttiamo via, non parliamo con i nostri figli, con nostra moglie o marito, e con noi stessi. Sconnettiamo tutto ciò che possa mettere in discussione il nostro piccolo grande castello di carta di certezze. Ma prima o poi il compromesso continuo chiede dazio, e allora la società esplode, qui in Italia, ad esempio con la crescita continua delle cosiddette tragedie famigliari, che altro non sono che la materializzazione del non senso e dei nodi che vengono sempre al pettine.

Poi siamo bravi tutti a scaricare il barile sull’altro, che nella maggior parte dei casi, è rappresentato da quello più debole, dall’ultimo degli ultimi, dal prefabbricato capro espiatorio di turno. Ecco perché in Italia chi alza la voce, chi maltratta di più, chi usa il pugno anziché la parola, è considerato un punto di riferimento, proprio perché, la violenza, è così radicata in noi che, essa stessa, diviene prioritaria nelle nostre vite. Una violenza che si palesa non solo nella bestialità della sua espressione più feroce: quella fisica, ma anche in moltissime altre espressioni come il gesto di lanciare un grembiule in faccia al proprio bambino, perché si è in ritardo.

Certo, si potrà sempre dire che, in fondo, quella madre non ha fatto nulla di grave, ma è necessario, per comprendere meglio gli eventi intorno a noi che, un semplice atto, può rimanere impresso nella mente e nel cuore, così profondamente, da essere in grado di cambiare il corso di un’intera esistenza, nel bene e nel male.

Una volta lasciata la scuola, mentre percorrevo il viale in direzione della mia auto, mi sono fermato un istante, ho chiuso gli occhi, ho respirato profondamente e ho dedicato un pensiero positivo a quella madre, perché, alla fine, per stare un po’ meglio, c’è soltanto bisogno di umanità, senza la quale, l’umanità, è destinata a perdersi.

Spero con tutto il cuore che, i giovani di domani, accendano in loro una propria scintilla personale, lontana anni luce da ciò, che la precedente generazione, ha finto di insegnare loro.